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Ambiziosa e ambidestra, la terza via

David Cameron non aveva ancora finito di ringraziare gli elettori inglesi per avergli appena consegnato la sua seconda e più convincente vittoria, che Tony Blair, il leader della sinistra occidentale più vincente degli ultimi decenni ci ricordava che quado la sinistra non si posiziona abbastanza al centro è destinata ad una inevitabile sconfitta, come lui stesso aveva già ammonito quando i laburisti, peraltro irritati con lui per le guerre di Bush, avevano scelto il Miliban sbagliato.

Le parole usate da Blair echeggiano nel dibattito politico, nella testa e nella pancia della sinistra almeno dai primi anni ’90, quando il giovane Bill Clinton, all’inizio del suo primo mandato, aveva reso di uso corrente il concetto di “terza via”, poi variamente declinato con successo alle più diverse latitudini, intendendo con ciò una posizione politica che abbandonava la tradizione ed alcune posizioni storiche della sinistra, per andare incontro a quel pezzo di elettorato che si collocava al centro ed era contendibile.

L’Italia non ha mai avuto peso in questo dibattito, per una ragione che a me pare abbastanza curiosa, da un lato il PCI dagli anni ’70 almeno, e i suoi successori variamente nominati a partire dalla Bolognina poi, non sono mai stati partiti estremisti o massimalisti, e avevano già percorso grandi tratti di terza via ben da prima che di questa si iniziasse a parlare, dall’altro lato la specificità riformista dei partiti di sinistra italiani, pure robustamente praticata, non aveva mai fatto veramente breccia nella fascia centrale dell’elettorato in occasione delle elezioni politiche, se non, con estrema fatica e in modo risicato, nelle due campagne vinte da Prodi.

Matteo Renzi questo ritardo lo ha recuperato con un balzo, ha preso un partito in stato confusionale, lo ha spostato a destra quel tanto che serviva, a mio parere decisamente più del necessario, ha preso il governo e ha vinto tutte le elezioni dal 2013 in poi, sfondando al centro come mai era successo in Italia, nonostante un cospicuo astensionismo da sinistra: personalmente credo che sia stato abile quanto Blair, e forse anche di più, nel portare a compimento la trasformazione del suo partito, non fosse altro per il fatto che il leader inglese non ha dovuto porsi problemi di natura istituzionale, e tanto meno costituzionale, essendo la Gran Bretagna priva dell’oggetto.

 

L’operazione in Italia è stata digerita particolarmente male, in un modo molto più drammatico dei conflitti a sinistra del passato,  e quello che fino ad un anno fa era comunque un partito plurale ma passabilmente unito, oggi, prima dell’inevitabile esplosione prossima ventura, è un coacervo di persone che si disprezzano e che si odiano, e che hanno determinato sentimenti ancora più radicali nei loro sostenitori, fra i quali, a titolo puramente indicativo e non esaustivo, si segnalano inimicizia, livore, dileggio, pregiudizio ideologico, rancore e maleducazione diffusa.
Di passaggio, e mi dispiace dirlo, i renziani integralisti, e non Renzi, forse perché troppo scaltro, hanno vinto con molte lunghezze di vantaggio la gara dell’ignoranza, perché alla fine di questo si tratta: dire a qualcuno che è di destra non è uguale al dargli dell’imbecille, ma ormai si pensa diffusamente il contrario, per quanto, perlomeno a me, possa sembrare assurdo.

 

Di fronte a questa disgregazione irrimediabile della sinistra storica che fa da sfondo al nostro futuro, secondo me alcune cose dovrebbero essere dette, e provo a farlo in forma sintetica.

1)    La terza via di Renzi è una politica vincente, lo è stata quasi ovunque, mentre quella della sinistra del PD, che non voglio identificare con uno dei tanti dirigenti ormai tramontati, è stata quasi ovunque una politica perdente, che anche quando è riuscita a vincere non ha mai consolidato i suoi risultati; può piacere o no, ma le cose negli ultimi 30 anni, in quel pezzo di mondo che chiamiamo occidente, sono andate così.

2)    La terza via è una politica vincente perché si fa carico degli interessi diffusi della società, nella quale il lavoro dipendente, che incidentalmente è anche quello sindacalizzato che ha storicamente organizzato e ottenuto la tutela dei diritti per oltre 50 anni, ha progressivamente perso di peso; per questo il ridimensionamento del sindacato come attore sociale e politico è sempre stato uno degli obbiettivi di questa politica, atteso che per la destra lo è di default.

3)    La terza via è una politica squisitamente di destra, sia detto senza esprimere alcun giudizio di valore; destra e sinistra non sono buone o cattive in sé e in ogni contesto, avendo ciascuna delle due una precisa funzione storica e politica: sotto il profilo qui rilevante, la destra accumula la ricchezza e la sinistra la distribuisce, e non tutti i tempi sono indifferentemente adatti alle due necessità, a prescindere dalla formula che si applica in un luogo e in un momento dato. E’ una politica di destra perché gioca nel campo dell’avversario, e applica le sue regole, che sono quelle del liberismo economico tradotto in politica: in un’epoca in cui si  accumulano ricchezze mai viste, spesso in modo slegato dalla produzione e legato esclusivamente alla finanza, concentrate nel punto più alto della piramide sociale, epoca nella quale contemporaneamente la classe media si impoverisce sempre di più, immaginare che il bene della società coincida, nel lungo periodo, con la stessa politica che ha portato ai crack del ’29 e del 2008, a me pare quantomeno azzardato.

4)    Naturalmente siccome con una gamba storta non si sta in piedi, una qualche politica di riequilibrio è necessaria, solo che avviene tutta nella parte bassa della piramide sociale, fra i lavoratori dipendenti garantiti e non garantiti, e fra i vecchi e i giovani, senza toccare la parte alta; non intendo discutere del fatto che sia giusto o sbagliato, dico solo che questa è la ricetta di Reagan e della Tatcher, la ricetta che voleva applicare Berlusconi, e se non fosse stato troppo impegnato ad evitare le patrie galere, oltre che troppo politicamente debole, l’avrebbe realizzata 10 anni fa. Però se questa politica è giusta oggi, allora era giusta anche quando la proponeva la destra, e se il più sfrenato liberismo economico è giusto oggi, allora è probabilmente giusto sempre, e bisognerebbe avere l’onestà di riconoscerlo.

5)    Fra una sinistra che perde e una sinistra che vince facendo una politica di destra, in prospettiva storica non saprei dire qual è il male minore, ma di fronte al progressivo impoverimento della società in quei paesi che sono stati passabilmente benestanti, che è la condizione attuale di buona parte dell’occidente, mi sembra di capire che il rimbalzo è su posizioni più radicali e peggio digerite sul piano internazionale: Syriza e Podemos non sono, soggettivamente, neanche lontani parenti, ma esprimono entrambe un rifiuto degli attuali equilibri politici ed economici che travolgono in primo luogo la sinistra istituzionale, proprio perché ha accettato le regole del gioco imposte a suo tempo dalla premiata coppia Ronnie & Maggie. Naturalmente rimangono delle differenze significative fra la destra e la sinistra della terza via, perché non tutta la politica si riduce all’economia, e i diritti non sono solo quelli di natura economica coperti dal welfare, ma se anche non sarà oggi, prima o poi l’economia presenta sempre il conto, e se il peso delle diseguaglianze diventa insostenibile, la prima a farne le spese è sempre la sinistra rifomista, più o meno spostata al centro che sia.

 

Difficile trarre una conclusione da questo ragionamento; le macerie della sinistra che fu si mischiano con le macerie della società che abbiamo di fronte, che da inclusiva che era si è trasformata in esclusiva, una società dove le diseguaglianze diventano sempre più accentuate mentre il denaro governa sempre di più la politica, invece che esserne governato, e dove il welfare è considerato un problema più grande dell’evasione fiscale e dell’economia sommersa, forse perché più facilmente aggredibile.
Naturalmente non è un problema solo italiano; la sinistra tradizionale aveva perso, e quella della terza via, di Blair e di Renzi, ha vinto e sta vincendo, ma entrambe hanno perso, ad oggi, la partita col denaro, che a me pare, per la sinistra, e pure per la società, una questione esistenziale, e non di risibile purezza ideologica.

Era possibile fare di meglio? Personalmente penso di si, ma non c’è controprova, nessuno ci ha provato, ed è quindi inutile discuterne.

Alla fine, siccome non credo mai al lieto fine, penso che ci dovremo adattare ad una società sinceramente liberista, e siccome siamo un paese di destra, se  e quando andrà in crisi non avremo un Podemos o una Syriza vincenti, che sarebbe ancora la soluzione migliore, ma le truppe cammellate di Grillo e/o Salvini ad abbeverare i destrieri dove si temeva sarebbero arrivati i cosacchi.

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30 comments

  1. Por Quemada 29 agosto, 2015 at 10:02

    Francamente non capisco Sig. Kokab, ci dici che la vecchia sinistra è fallita, e questo è sotto gli occhi di tutti, ci dici che Renzi è sostanzialmente di destra, e anche questo si vede bene, ci dici che in Italia non ci saranno Podemos e Syriza vincenti, previsione fin troppo ovvia, e poi definisci cammellate le truppe di Salvini e di Grillo?
    A me sembra che se c’è qualcuno che ha dimostrato di stare sui cammelli, questa è proprio la sinistra, vecchia o nuova che sia, e comunque le proposte politiche del Movimento 5 Stelle sono molto più di sinistra di quelle di Renzi.
    Forse dovresti decidere da che parte stare.

    • Kokab 2 settembre, 2015 at 00:36

      difficile non replicare ad un commento così appuntito, formulato peraltro con toni che non sono quelli spesso sguaiati degli elettori di grillo.
      non posso nascondere di nutrire qualche insoddisfazione per la storia e le scelte della sinistra in italia, ma considerare politicamente potabile salvini, un razzista gretto e incolto che non avrebbe sfigurato ai tempi delle leggi razziali, e che con i suoi elettori rappresenta il peggio della storia di questo paese, e grillo più di sinistra di chicchessia, considerato vicino a chi si siede nel parlamento europeo e vedendo il populismo primitivo del quale è permeato il m5s, mi sembra francamente eccessivo.
      vede, può anche darsi che io non sappia bene da che parte stare, e non ho difficoltà ad ammettere che la sinistra ha oggi uno sguardo un po’ strabico, ma so benissimo da quale parte non stare, e se lei si sente di sinistra in compagnia di grillo e casaleggio dubito che possa avere un buon rapporto con la logica, oltre che col concetto di sinistra.
      in ogni caso benvenuta fra noi, sarà un piacere leggerla.

  2. nemo 9 giugno, 2015 at 11:08

    Ti chiedi era possibile fare di meglio ? Abbiamo davanti agli occhi dei sistemi che hanno, felicemente, coniugato il liberismo economico con il garantismo sociale della sinistra ! Sono le socialdemocrazie nord europee. Chiaro nula a che vedere la quella casareccia che c’era in Italia. Entriamo nel concreto del, bellissimo, ragionamento che ci proponi. In questo, ci proponi la divisione destra sinistra, concordo ambedue sono necessarie al buon funzionamento di una democrazia, purchè la prima si richiami ai principi liberali, non certo a quelli beceri che la destra italiana ha saputo portare avanti, e la seconda si ispiri ai principi del socialismo democratico , non certo a quelli, ormai dati perdenti del comunismo! La prima cultrice dei principi ispirati alla libera impresa ed alla scalata sociale, la seconda ispirata alla distribuzione del reddito e delle risorse, si da non lasciare , metaforicamente, nessuno indietro. Le due proposte sono alternative e vincono se riescono ad attrarre nella loro orbita quella fascia di elettorato più sensibile, alla contingenza del momento. Spostarsi a destra o a sinistra è un falso discorso, dare delle risposte in un caso o nell’altro senza umiiazioni è altra cosa. Ed è quello che portò la signora al potere, la promessa della umiliazione dell’odiato nemico, la sua sconfitta si concretizzò quando Blair riuscì a conquistare le fasce di elettori di centro ormai stanchi della signora. Ecco che il sistema. democratico, ti consente si di avere dei successi ma se non hai la parte, maggioritaria delll’elettorato, non vincerai mai la guerra! E la guerra si vince solo se hai la maggioranza in Parlamento, ancor più in un Parlamento come il nostro con rappresentanze frantumate. Paradossalmente, è una delle accuse che oggi si sente, paradossalmente, sia l’uno che l’altro, schieramento, devono adottare qualcosa che viene dalla cultura avversa. Quindi la sinistra deve accettare l’inquinamento liberale, la destra deve accettare l’inquinamento socialista. In Italia questo non è ancora possibile l’unica destra che abbiamo è, per noi, impresentabile, e la sinistra dal canto suo, in alcune delle sue componenti, fa del tutto perchè non si vinca. Cadrà, prima o poi anche Renzi, a lui si deve una modifica nelle abitudini di voto di una parte di quell’elettorato che fino a ieri, per ragioni note, non si sarebbe mai avvicinato alla sinistra, perchè si noti bene, perchè quella sinistra non c’è più. Riproporla è utopia, già fin dall’inizio destinata a perdere, perchè quell’elettorato ad una svolta troppo accentuata lascerà di nuovo la strada, appena, intrapresa.

  3. Osita 29 maggio, 2015 at 17:36

    sembra che i sinistri puri vogliano fare la grande rivoluzione proletaria di Maoistica memoria ,forse l’applicazione ortodossa del pensiero marxista-leninista ,magari con la mobilitazione di chi non è iscritto al partito contro le strutture dello stesso partito.La lotta sarà dura contro l’imborghesimento del partito ,e tutto poi finirà come sempre sono finiti questi esperimenti che hanno l’obiettivo controriformistico per il sano mantenimento dell’immobilismo più consono a chi vuole stare sempre all’opposizione.
    Del resto Pasolini lo aveva capito dai tempi del PCI,tanto che ammoniva il partito dicendo : la mancata vittoria inaridisce
    La lista Tsipras ha superato per un pelo il 4% e SEL non andava oltre il 2,,numeri piccoli per un partito che sperava di rappresentare il futuro della sinistra,e, soprattutto, numeri che rendevano incerto il futuro del partito stesso,infatti al suo interno c’è stato un vero e proprio esodo .Ora l’alternativa resta solo quella di trasformarsi in un partito senza ambizioni governative per raccogliere il consenso di chi non è d’accordo con il nuovo corso.Si devono accontentare

    • Tigra 29 maggio, 2015 at 19:32

      I sinistri puri hanno perso, e su questo mi sembra che non ci sia da discutere, però la vittoria non coincide mica necessariamente con con la ragione, se no ce le avrebbe avuta quasi sempre Berlusconi, e prima di lui la DC.
      Capisco che è bello perdere l’abitudine alla sconfitta, però suggerirei di conservare un po’ di senso critico, non è che quello che facciamo, o che fa Renzi, è giusto solo perchè fa vincere.

  4. Berto Al 29 maggio, 2015 at 09:06

    Non è facile articolare una proposta politica vincente se non esiste più un elettorato ideologizzato e schierato sotto le bandiere ed il patrimonio che la sinistra aveva, purtroppo l’ha dilapidato. D’altronde il sindacato mi sembra si sia accorto un pò in ritardo che difendere solo i diritti di chi li ha già, alla fine, secca il pozzo.

    • Tigra 29 maggio, 2015 at 10:13

      Questo mi pare un po’ un luogo comune, il sindacato ha tutelato i precari, ed è stato probabilmente il solo a farlo, ottenendo anche qualche risultato, ma in un momento in cui non si riescono a difendere i posti di lavoro fissi, è molto più difficile difendere i vari contratti atipici.
      Se poi vogliamo contrapporre garantiti e precari, dicendo che se si precarizza tutto dopo ci sarà un sistema più egualitario, che è probabilmente la convinzione radicata della destra, questo è un altro discorso…

      • Berto Al 29 maggio, 2015 at 13:43

        chiamalo come ti pare; il livello di rappresentatività del sindacato testimonia il decadere della sua importanza nella Società e la colpa non è certo mia. Se si fossero preoccupati prima di questa emorragia, forse la situazione sarebbe diversa

        • Tigra 29 maggio, 2015 at 15:04

          Ma va là, oggi non rappresentano più nessuno i partiti, che si riducono alla semplice figura del leader, cosa doveva fare il sindacato, inventarsi la Camusso da Rignano?
          Il sindacato non ha mairappresentato tutta la società, ma solo una sua parte, esattamente come oggi, solo che la fetta atuale è più piccola e più isolata, in parte anche per merito di Renzi che ha vinto lo scontro.
          Berlusconi non ce l’aveva fatta.

  5. M.Ludi 28 maggio, 2015 at 21:04

    Partiamo da un presupposto; l’Italia va male perchè evasione, corruzione e malaffare l’hanno ridotta a quello che è e che, per amor di patria, eviterò di definire ulteriormente. Tutto questo ha influito, ad ogni livello ed in ogni categoria sociale, a determinare una sorta di “tirare a campare” o se preferite “arrangiarsi”, che ha reso uniformi ed equamente distribuiti tutti i difetti.
    Non si spiegherebbe in altro modo il fatto che, alla soglia dei sessanta anni, ho continuato, dopo decenni, ad ascoltare sempre le stesse cose senza assistere ad alcun cambiamento in fase elettorale, segno evidente di un fatto che non piace accettare ma che credo difficilmente contestabile: alla maggior parte degli italiani è stato bene così e, si badi, essi sono equamente distribuiti in tutto l’arco costituzionale, anzi, con coloro che una volta rappresentavano lo zoccolo duro dell’elettorato di sinistra, adesso saldamente sostenitori di partiti di destra.
    Inutile nasconderselo, un cambiamento vero della società italiana potrà avvenire solo dopo una lunga e dolorosa traversata del deserto con un diffuso peggioramento della qualità della vita (già, peraltro in atto).
    Scordiamoci di poter risolvere i nostri problemi con la lotta all’evasione e con il recupero del maltolto: la stalla è stata aperta da anni ed i buoi sono quasi tutti scappati, e misurarci con la competitività mondiale comporterà l’abbandono di certi settori (cd a basso valore aggiunto) e concentrarci su ciò in cui non siamo replicabili altrove, a più basso costo, con conseguente contrazione, in quei settori, della forza lavoro.
    La svalutazione competitiva di cui potremmo godere nuovamente se uscissimo dall’euro (e che sola salverebbe quei settori in crisi), sarebbe l’ultimo colpo mortale che ci aiuterebbe ulteriormente ad allinearci ai Paesi del terzo mondo (cosa che nessuno vuole ma che sembra l’unico traguardo oggettivamente raggiungibile se non cambiano le cose).
    Renzi, in tutto questo, con tutti i suoi difetti e limiti (in verità molti), secondo me, distruggendo dalla base l’impianto del Moloch che abbiamo negli anni costruito e che ha mostrato ormai tutti i suoi limiti, renderà forse più veloce quella traversata imponendoci di guardare oltre e smettere di restare arroccati, ognuno nei suoi pochi o tanti privilegi, certi che la colpa sia sempre di altri.
    Francamente, della longitudine e della Latitudine che identificano la posizione dei vari partiti, a questo punto, mi interessa ben poco

    • Gennaro Olivieri 28 maggio, 2015 at 21:36

      Il problema è che si sa già quali classi sociali sopravviveranno e quali soccomberanno alla traversata del deserto. Conosciamo già, per nome e cognome, in ogni città e paese, i tanti che già non ce la fanno più e i pochi che resteranno indenni e anzi addirittura si arricchiranno ulteriormente sulle macerie. La sinistra sarebbe quella che dovrebbe opporsi a questo destino già scritto, ma, come diceva Jane, a mancina non si vede nessuno all’orizzonte.

  6. Jane 28 maggio, 2015 at 18:46

    concordo su tutto..tranne che su una cosa sulla quale, d’altro canto, non concordo mai chiunque l’affermi: che oltre Renzi c’é solo Renzi o Grillo o Salvini. Al momento non vediamo le alternative ma ci sono dei fatti, come quelli degli ultimi due anni che arrivano ad un tratto, quando i sistemi collassano in un colpo solo dopo anni e anni di colpi (muro di Berlino style). Renzi é un uomo molto fortunato, si é trovato in una congiuntura favorevolissima, Berlusconi indebolito allo stremo, i vecchi PCI che avevano perduto e sbagliato tutto ciò che potevano, i lavoratori senza lavoro e quindi bisognosi di qualsiasi misura purché sia. E’ in queste congiunture che arrivano gli uomini dell’avvento e lui lo é. Ma non intravvediamo cosa c’é dopo, forse un leader che ora sulla scena non c’é. Perché di leader qui parliamo, é pura personalizzazione, le categorie sociali son già consolidate e son quelle che ha detto brillantemente Kobab. Questa é roba di destra. Nel delirio dei sistemi collassati del nostro paese Renzi ci sguazza opportunisticamente grazie alla giovane arroganza e strafottenza e ci sguazzerà per un bel po’. La sinistra é altro. Ora non é all’orizzonte, prendiamo una bibita e mettiamoci comodi

  7. Gennaro Olivieri 28 maggio, 2015 at 18:27

    Le tesi di Kokab mi sembrano difficilmente contestabili. Resta solo da fare i complimenti a Matteo Renzi per il suo capolavoro, che non è solo mediatico. Berlusconi era un eccellente comunicatore, ma non aveva il potere demiurgico di rovesciare completamente quella scala di valori politici che pensavamo fosse ormai innata nella coscienza popolare. Mentre Renzi in un battibaleno è riuscito a squalificare intere categorie politiche, sociali, professionali: i vecchi del PCI, i sindacati, lo stesso concetto di partito, e quindi ogni forma di aggregazione sociale; e su su fino agli insegnanti e alla classe intellettuale in genere (gufi e rosiconi), e giù giù fino al lavoro salariato, lasciato privo non solo di tutela, ma addirittura di dignità. D’accordo, Renzi ha avuto il compito facilitato dal fatto di muoversi in uno Stato e in una società in sfacelo. Ma è l’unico che sia riuscito a varcare la soglia della “presentabilità” (per usare una parola di moda): Grillo e Salvini, ma per altri versi anche Berlusconi, erano e saranno personaggi non del tutto accettabili, gente che in qualche modo i loro stessi elettori votano con un senso di vergogna o di disperazione. Matteo invece si può votare con sincera convinzione e con serenità, dimenticandosi che il concetto stesso di serenità, nel vocabolario renziano, è foriero di disgrazia.

    • Franz 28 maggio, 2015 at 20:42

      “….Renzi in un battibaleno è riuscito a squalificare intere categorie politiche, sociali, professionali: i vecchi del PCI, i sindacati, lo stesso concetto di partito, e quindi ogni forma di aggregazione sociale”.
      Saró un inguaribile ottimista, caro Gennaro, ma é proprio su questo che sospenderei fino a prova contraria il giudizio. Sento troppi commenti negativi anche fra tanti elettori del PD su Renzi, le sue riforme e il suo modo di agire. Egli stesso avverte forse questa insofferenza ed é per questo che parla di vittorie per 4 a 3 (perdere una regione diventerebbe una vittoria). Questo non significa naturalmente che la ‘terza via’ sia stata giá tracciata: la strada é ancora lunga, ma non priva di prospettive. Certo, se ognuno di quelli che non accettano l’omologazione pretende di avere la soluzione in tasca e ci propone un nuovo soggetto politico invincibile, non andremo molto lontano…

      • Tigra 28 maggio, 2015 at 23:25

        Temo proprio che tu abbia ragione, sei un inguaribile ottimista, e forse frequenti le persone sbagliate, l’insoffernza che avverti è di quella parte minoritaria della società che alla fine, al massimo si rifugia nell’astensione.
        Se frequentassi qualche ambiente di centrodestra sentiresti l’entusiasmo montante e ammirato per il giovane Renzi che ha finalmente messo al suo posto il sindacato.

        • Franz 29 maggio, 2015 at 09:06

          Cara Tigra, una cosa non esclude l’altra, anzi la conferma. È proprio questo spingi spingi per salire sul carro del vincitore di individui che niente hanno a che vedere con la storia e gli ideali della sinistr che sta disgustando le persone di cui parlo.
          Ció che non escludo che accada é proprio il fatto che il PD guidato da Renzi si trasformi in un (anche vittorioso!) partito di centro, e a mio avviso giá lo é, costringendo cosí le persone di sinistra che oggi lo votano a malincuore o non votano proprio a cercare nuove soluzioni. Ed é proprio questa ricerca che dovrebbe trovare alla fine un qualcosa, movimento o partito, a cui fare riferimento. Ho detto UN qualcosa, non una decina di gruppi e gruppetti impegnati a discutere su quanti angeli possano danzare sulla punta di uno spillo!

          • Jair 29 maggio, 2015 at 09:30

            Franz, conoscerai quel detto yiddisch che recita: “Se due ebrei discutono di politica, fondano subito tre partiti”. La situazione della sinistra italiana, storicamente, è la medesima: la rissosità ne è sempre stata una componente essenziale, tanto più nei momenti di crisi. Figuriamoci poi in una fase in cui non esistono più ideali forti: si riesce solo ad esprimere, abbastanza malamente, qualche forma di dissenso. Nessuno riesce a mettere insieme quattro ideuzze di programma, men che meno una visione ampia e organica di possibili soluzioni ai grandi problemi. E’ chiaro che tutto si sfalda nei personalismi e nell’inconcludenza.

          • Tigra 29 maggio, 2015 at 10:20

            Confermo, sei un inguaribile ottimista, e meno male che alcuni ne esistono;
            dopo la scissione di Livorno, mi fai UN esempio nel quale si sia costituito UN partito, e non “una decina di gruppi e gruppetti impegnati a discutere su quanti angeli possano danzare sulla punta di uno spillo!”
            P.S.: sulla questione degli angeli puoi scegliere la risposta fra nessuno è infiniti.

    • Tigra 28 maggio, 2015 at 23:34

      Mi sembra particolarmente brillante e condivisibile la descrizione che ci proponi della soglia di presentabilità, decisamente adatta a spiegare che siamo un piccolo paese, se in quella soglia includiamo l’uso dei termini “gufi & rosiconi””.

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