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Uno dei grandi maestri del calcio russo

di Marco Gatti

Questa è la storia di un campione ai più sconosciuto. Questa è la storia di un fuoriclasse che avrebbe potuto avere una grandissima visibilità internazionale, e che invece il grande calcio non lo vide mai. Questa è la storia di un uomo fuori dalle righe, in una nazione dove ciò non era minimamente tollerato. Questa è una storia triste, è la storia del grandissimo calciatore Eduard Streltsov, il più talentuoso i calciatori sovietici degli anni ‘50/’60, che ebbe purtroppo la sfortuna di incappare nelle tenaglie di un sistema repressivo e violento.

Eduard Streltsov nasce non lontano da Mosca, il 21 luglio 1937: già all’età di quindici anni lascia la scuola per andare a lavorare in fabbrica come meccanico, dove nei ritagli di tempo gioca nella locale squadra di calcio, strabiliando tutti con il suo immenso talento.

Nel 1953 (l’anno della morte di Stalin) viene scoperto dagli osservatori della Torpedo Mosca, all’epoca una delle squadre più forti del panorama calcistico sovietico; riesce subito a conquistarsi un posto nella prima squadra, tanto da realizzare la sua prima rete in carriera a 17 anni non ancora compiuti. Tutti i tifosi sovietici, non solo quelli della Torpedo, si innamorano immediatamente di questo ragazzotto che, nonostante l’altezza e la corporatura grande, sembra avere le ali ai piedi come Apollo e fa letteralmente impazzire qualsiasi difensore provi a contrastarlo.

E’ un esteta, Streltsov, un artista del calcio, e lo dimostra anche con i suoi comportamenti sul campo, che molto spesso irritano gli spettatori presenti: lo vedi passeggiare attorno al cerchio di centrocampo, completamente fuori dal vivo dell’azione di gioco, e proprio mentre cominciano, puntuali i fischi di disapprovazione, ecco che prende possesso della palla, ubriaca di finte i malcapitati difensori e deposita la palla in rete, portando la sua squadra alla vittoria. Cosa gli vuoi dire a uno così?

Ben presto il talento di Streltsov viene messo al servizio della nazionale CCCP: in nazionale la vittoria è un obbligo, ne va dell’onore del socialismo, per cui quelli che giocano in questa squadra devono sputare sangue. E’ una nazionale piena di grandi talenti, sui quali però la stella di Streltsov brilla più di tutte; basti pensare che al suo debutto in nazionale, a Stoccolma, rifila 3 reti alla povera Svezia, ed ha appena compiuto 18 anni!

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La prova del nove della sua carriera con la nazionale, evento che lo consacra come un eroe in Patria, è l’Olimpiade di Melbourne, nel 1956, durante le quali l’URSS conquista la medaglia d’oro. Streltsov è uno dei maggiori protagonisti di quell’avventura, anche se purtroppo è costretto a saltare la finale con la Yugoslavia per scelta tecnica, in quanto l’allenatore sovietico dell’epoca, Gavril Kachalin, era solito selezionare la coppia di attaccanti esclusivamente di una stessa squadra di club, per motivi di affiatamento; essendo infortunato il suo compagno alla Torpedo Ivanov, Streltsov quindi rimane a gardare dalla tribuna il trionfo dei suoi compagni.

Dopo il meritato successo in Australia, la nazionale sovietica si prepara ad affrontare le qualificazioni per dare l’assalto alla competizione più importante in assoluto, la coppa del mondo di calcio. Streltsov si prepara all’appuntamento del 1958 con il suo solito biglietto da visita: finte, tunnel, assist e gol, tanti tanti gol. La qualificazione, più sofferta del previsto, viene comunque raggiunta dopo un drammatico spareggio con la Polonia (2-0): autore di una delle due reti, naturalmente, Eduard Streltsov.

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      Eduard Streltsov è il secondo da sinistra in questa foto della Nazionale dell'URSS

Ma nessuno può neanche lontanamente immaginarsi la tragedia che dì lì a poco si sta per abbattere sullo sfortunato campione. Già abbastanza inviso ai maggiori esponenti del partito per la sua vita sregolata e per la sua indipendenza in un mondo fatto di oppressione e di rispetto ferreo delle regole, Streltsov è già da tempo sulla lista nera di molti degli uomini politici più potenti dell’epoca, e non ci vuole poi molto per sbarazzarsi di questo personaggio così scomodo.

E l’occasione, puntuale, si presenta: Streltsov è tra gli ospiti di una festa organizzata nella dacia di Eduard Karakhanov, all’epoca un ufficiale molto famoso e molto potente, il 25 maggio del 1958, a pochi giorni dalla partenza della nazionale per il mondiale di Svezia: tra cascate di vodka e donne a volontà, la mattina dopo il fuoriclasse si sveglia frastornato accanto ad un bellissima ragazza, e poche ore dopo si trova nella camera d’interrogatorio della polizia a rispondere dell’accusa di stupro.

Gli agenti del KGB, che non lo hanno mai digerito per il fatto di essersi rifiutato in passato di vestire i colori della Dinamo Mosca, squadra appunto di proprietà del Ministero degli Interni, sembrano essere disposti ad aiutarlo trovandogli una via d’uscita: “Confessa la tua colpevolezza e ti facciamo partire per la Svezia”. Il ragazzo (allora ventunenne, ricordiamolo…), vedendo aprirsi uno spiraglio di speranza, firma tutte le carte che gli mettono davanti., ma non sa che è una trappola, e che sta firmando la sua condanna ai lavori forzati. Viene spedito in un baleno in Siberia a spalare carbone per cinque lunghi anni.

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    La potentissima Ekaterina Furtseva fu per molti anni Ministro della Cultura dell'URSS

Una versione abbastanza credibile della vicenda vuole che l’artefice delle disgrazie di Streltsov sia stata Ekaterina Furtseva, all’epoca importante figura politica, in rapporti molto stretti con Nikita Khrushev: la “colpa” del fuoriclasse è stata quella di essersi rifiutato di sposare la figlia della signora, e di averla anche definita incautamente ai suoi amici “una scimmia”. La soddisfazione di Khrushev fu tale che pare che all’annuncio della deportazione del calciatore, disse: “Ottimo, e che ci rimanga il più a lungo possibile!”.

Per Streltsov, quindi, si aprono le porte del Gulag e, conseguentemente, si chiudono quelle del grande calcio. Non giocherà i mondiali del ’58, non potrà godersi la vittoria al Campionato Europeo del 1960, ma soprattutto mancherà, sempre nel 1960, il trionfo in campionato e nella Coppa dell’URSS della sua cara Torpedo.

Nel 1965 Streltsov, scontata la pena e tornato in libertà, nonostante il fisico debilitato da anni di privazioni e di umiliazioni, chiede di poter riprendere l’attività agonistica. Brezhnev, arrivato da appena un anno al potere, gli fa annullare la squalifica a vita che gli era stata inflitta e gli permette di poter vestire ancora l’amatissima casacca bianca della Torpedo. È un ritorno imprevisto, sorprendente, ma pochi credono alle reali possibilità del momento del calciatore Streltsov, tanto più che sembra ormai davvero la controfigura di se stesso: calvo, grasso, lentissimo; ma la classe è classe, e con la palla tra i piedi il ragazzo fa ancora ciò che vuole e, pur non essendo più il bomber implacabile di una volta, diventa il motore di una squadra che torna di nuovo a sognare, ed incredibile a dirsi, al primo anno del suo ritorno la Torpedo vince il suo secondo titolo. È il giusto epilogo, la rivincita, sul campo (come piaceva a lui) contro le ingiustizie subite e le gioie negategli dalla dittatura.

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Nelle stagioni successive e fino all’annuncio del suo ritiro (nel 1970), la Torpedo Mosca vincerà poco e nulla e vivrà stagioni altalenanti, ma la sola presenza di Streltsov in campo riempie ancora tutti gli stadi dell’Unione Sovietica, perché nessuno vuole perdersi le gesta di questo grande piccolo eroe. Anche dopo aver appeso le scarpe al chiodo, sceglierà una strada anticonformista, come nel suo stile: ottenuto il patentino di allenatore non ambirà, come tutti, a guidare squadre di prima fascia o, perché no, la nazionale, ma preferirà insegnare calcio ai bambini.

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Morirà molto presto (nel 1990), a soli 53 anni, per un cancro alla gola causato senza ombra di dubbio dalle mostruose condizioni in cui visse quei terribili 5 anni nel Gulag. Solo alla fine della sua vita, rompendo un silenzio sull’argomento durato anni, si dichiarerà completamente innocente per i fatti contestati in quella maledetta estate del 1958.

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Ndr: abbiamo scelto di proporvi il documentario  su Streltsov che segue, nonostante sia in lingua russa, per la straordinaria qualità delle immagini e dei filmati d’epoca.

 

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2 comments

  1. Tigra 9 gennaio, 2016 at 13:35

    Probabilmente di storie come queste ne esistono migliaia, e la cosa certamente non stupisce; ciò che lascia interdetti è l’idea di un potere così sciocco che sacrifica un patrimonio sportivo nazionale, in un paese che aveva fatto dello sport una bandiera, per una mera vendetta personale.
    Comunque tanto di cappello ad un personaggio decisamente originale e controcorrente, in un mondo e in un’epoca in cui era difficile esserlo, come dimostra in modo evidente la sua biografia.

    • Gennaro Olivieri 9 gennaio, 2016 at 15:39

      Negli anni ’50 e ’60 l’URSS aveva una nazionale di calcio di tutto rispetto. Ai campionati del mondo, arrivò ai quarti di finale nel 1958 e nel 1962, e addirittura in semifinale nel 1966. Vinse i campionati europei nel 1960, arrivò in finale in quelli del 1964 e in semifinale in quelli del 1968. C’è da chiedersi, rammaricandosi per i russi, dove avrebbe potuto arrivare con il contributo del povero Streltsov.

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