le scienze

La Scienza Simpatica – parte 15 – Fotosintesi Clorofilliana

Aristotele, uomo sapiente dell’antichità e discepolo di Platone, oltre a non farsi mai i cavoli suoi, studiò tantissime cose visto che oltre ad essere un filosofo assieme a Socrate, fu uno scienziato e un logico. Quest’apertura mi serve per cominciare a spiegare il tema di questa puntata de La Scienza Simpatica: comincio proprio bene!

 

Sanzio_01_Plato_Aristotle

  Platone e Aristotele...il silenzio (mah!)

 

Aristotele riteneva che le piante fossero un po’ il rovescio degli animali: esse, invece che tenere la testa in alto, affondano la loro bocca nel suolo da cui ricavano tutto il nutrimento. Ma quando gli si obbiettò che le piante per crescere, oltre che del terreno, hanno bisogno anche di acqua, il buon greco fece una figura barbina. Caspita…non poteva avere ragione in tutto…ma, forse…vabbè!

Fu nei primi anni del 1600 che Jan Baptiste van Helmont, noto per uno speciale esperimento che non dimostrò la nascita spontanea dei topi da una camicia sporca e qualche chicco di frumento come egli sosteneva, cominciò a sbatterci la zucca. Piantò un ramoscello di salice in un vaso pieno di terra e questo, in cinque anni, divenne una pianta con un peso 33,8 volte il peso iniziale. La terra la bagnò con costanza (che non era la governante) e il rametto divenne una pianta! Per fortuna che al tempo non facevano foto o filmati, perché non vorrei vedere la faccia del buon Jan Baptiste: chissà in cinque anni cosa avrà fatto a quel vaso, visto l’esperimento della camicia…

Nei secoli, poi, altri scienziati ed alchimisti si spinsero nei meandri del verde delle nostre foreste, cercando di capire come fanno le piante a vivere e, soprattutto, a cosa servano…se non per la legna che serviva un po’ a tutto…

Nella seconda metà del XVII secolo (diciassettesimo, per i meno romani di noi) il chimico francese Antoine Laurent Lavoisier capì che l’aria era una miscela di vari gas, tra cui l’ossigeno (cui diedero il nome diversi lustri dopo).

Lo studioso ginevrino Nicolas Theodore de Saussure, nel XIX secolo (…icsiics…ha! V’ho fregati!) arrivò a capire come si nutrono le piante. In buona sostanza affermò che l’anidride carbonica veniva lavorata dalle piante attraverso l’energia della luce solare e l’acqua, decomponendola, emettendo in atmosfera ossigeno puro. Ok, Nicolas…c’hai beccato!

Il de Saussure giunse ad una formulazione sommaria, ma sostanziale, di quella che verrà chiamata “fotosintesi” (dal greco photo = luce e synthesis = mettere insieme).

 

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Schematizzazione chimica della fotosintesi

 

Infondo le piante non sono altro che le nostre attuali celle fotovoltaiche: tramite l’energia dei fotoni, creiamo energia elettrica…in pratica non abbiamo inventato un bel nulla!

Ma come funziona la fotosintesi…parola che viene sempre affiancata a “clorofilliana”… Si parte da una sostanza verde che c’è in tutte le piante verdi…Sua Maestà la Clorofilla.

 

clorofilla

La clorofilla entro le cellule di una foglia

 

La clorofilla è un pigmento delle foglie all’interno dei cloroplasti. Alla fine i cloroplasti sono degli organuli all’interno delle cellule delle foglie che catturano la luce solare per convertirla in energia chimica. Non mi soffermerò sulle varie tipologie di clorofilla: dobbiamo però sapere che la luce viene catturata diversamente in base alla tipologia di clorofilla presente.

Torniamo al nostro Aristotele…

Le piante assorbono l’acqua ed i sali minerali dal terreno che risalgono attraverso il fusto fino alle foglie. Questa è la linfa grezza. Nelle foglie, tramite la clorofilla (che, alla fine, altro non è che un buon laboratorio chimico) questa linfa viene lavorata assieme alla luce ed all’anidride carbonica dell’atmosfera, trasformandola in linfa elaborata. Il prodotto di questa elaborazione diviene il nutrimento vero e proprio della pianta essendo composto prevalentemente da zuccheri. Il bello del lavoro è che la scomposizione dell’anidride carbonica nelle sue due componenti, cioè Carbonio e Ossigeno (CO2), trattenendone il solo carbonio per creare il nutrimento, ne tratta l’ossigeno come scarto, per cui viene riemesso dalla pianta in atmosfera.

Chiaramente la fotosintesi può esservi solamente in presenza di luce. Di notte…si dorme tutti!

 

foresta 4

Luce, luce, luce...tra le piante della Val di Fassa

 

Le piante, quindi, oltre che fornire il legno, ci danno anche la possibilità di respirare.

Tra gli oltre due miliardi e mezzo e quaranta milioni di anni fa, vi fu l’ossigenazione dell’atmosfera terrestre…

…no! Non sono le mesh della testa scarsocrinita della Signora Atmosfera…

Alcuni recenti studi indicano che lo scontro tra le zolle terrestri crearono la formazione delle mega montagne che, erodendosi, scaricavano enormi quantità di nutrienti nelle acque acide del tempo, creando una mega proliferazione di batteri. Questi ultimi sono causa della nascita delle piante e della susseguente produzione dell’ossigeno.

Quindi…dite una piccola preghierina quando dovete assumere un antibiotico…chi state uccidendo ci ha dato la possibilità di nascere!

Oltre il 47% del pianeta ha, nella sua composizione atomica, l’ossigeno. L’87% delle acque, laghi, mari e oceani, è ossigeno…alghe, erba, foglie, fiori, aghi di pino, insalata, lattughe varie, barbabietole, trifoglio e quadrifoglio… continuano strenuamente nel loro lavoro. Il ricambio della nostra atmosfera è garantito dalle piante.

Per questo si cerca di emettere meno anidride carbonica possibile o, almeno, diminuirla.

Per questo, alcuni di noi, proteggono le nostre foreste, cercando almeno di non sporcarle.

Per questo noi siamo ancora qua a fare il bello e cattivo tempo…per dù tochi de legno coe foglie!

 

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  Sullo sfondo a destra l'altipiano dello Sciliar,
in basso a sinistra le piramidi di terra di Renon
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