le storie

Nelson, natural born predator

 

“Ci sono otto navi di linea, Sir John.”
“Molto bene, sir.”
“Ci sono venti navi di linea, Sir John.”
“Molto bene, sir.”
” Ci sono venticinque navi di linea… ventisette navi di linea, Sir John.”
“Abbastanza, sir. Non più di queste? Il dado è tratto e se anche fossero cinquanta io le       attaccherò!”

 

Le cronache dell’epoca riportano questa conversazione, svoltasi fra l’Ammiraglio Sir John Jervis, all’epoca comandate della Flotta del Mediterraneo, e i capitani Calder e Hallowell che dal ponte di comando della Victory contavano le navi che componevano la flotta spagnola in rotta verso Cadice, al largo di Capo San Vincenzo all’alba del 14 febbraio 1797.                   Natural born predator

Sir John conosceva la posizione della flotta spagnola, il cui intento successivo sarebbe stato quello di congiungersi a Brest con quella francese, ma non ne conosceva la forza, perché era stata rilevata 3 giorni prima da Nelson in mezzo alla nebbia, e non è dato sapere se abbia avuto o no un minimo di disappunto nello scoprire che le navi nemiche erano praticamente il doppio delle sue. Natural born predator

 

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       La battaglia di Capo San Vincenzo
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Probabilmente no, la guerra sul mare all’epoca era complicata da combattere, era persino difficile portarsi a distanza utile per fare fuoco, e la posizione rispetto al vento, l’abilità degli equipaggi e la rapidità di tiro dei cannoni erano molto più importanti del numero delle navi.                                    Natural born predator

Da oltre un secolo le flotte dei vascelli di linea combattevano in fila (da qui il nome della tipologia di nave), uno dietro l’altro, per ottimizzare la loro potenza di fuoco e per proteggersi reciprocamente, perché quando una di queste navi si trovava con la poppa o la prua esposte alla fiancata del nemico, e quindi indifesa, poteva considerarsi perduta.

 

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       La battaglia di Capo San Vincenzo, 14 Feb.1797, ca. 11:35

Quella mattina, con vento quasi da ovest, una quarta verso sud, la flotta spagnola, divisa in due tronconi e non disposta per la battaglia, stava navigando verso nord, direzione dalla quale provenivano le navi inglesi con mura a dritta; le navi spagnole ad est, molto sottovento, erano semplicemente nella condizioni di disimpegnarsi, ma non potevano portarsi in posizione utile per il combattimento; i vascelli di Jervis, già disposti in linea, potevano invece incunearsi senza ostacoli fra i due tronconi della flotta avversaria, per sparare con entrambe le bordate, e questo fecero, fino a quando l’ammiraglio non ordinò di virare di prua per portarsi mura a sinistra come gli spagnoli, e attaccare il centro del loro schieramento sul lato ovest da sottovento.

Era una manovra da manuale, che come quasi sempre accadeva negli scontri fra grandi flotte si sarebbe conclusa con gli spagnoli in fuga, ma con pochi danni e poche perdite; Nelson, al comando della Captain, un vascello da 74 cannoni, era il terzultimo della fila inglese, e si rese conto che da quella posizione non sarebbe probabilmente riuscito a sparare neanche un colpo.

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  La battaglia di Capo San Vincenzo, 14 Feb.1797, prima e seconda fase
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Decise in modo fulmineo; ignorando ad un tempo le regole della Royal Navy e l’ordine di Jervis eseguì una virata di poppa e si diresse contro la testa della flotta spagnola, composta da tre vascelli rispettivamente da 84, 112 e 130 cannoni, mentre il resto della flotta inglese ingaggiava la retroguardia.

 

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    La battaglia di Capo San Vincenzo, 14 Feb.1797, terza fase, ca. 13:45

 

Nella Royal Navy si veniva impiccati per molto meno, ma Jervis, che pure all’occorrenza non disdegnava questi sistemi, era tutto fuorchè uno stupido, e rendendosi conto dell’efficacia della spericolata manovra di Nelson, ordinò all’ultima nave della fila, la Excellent di Collingwood, di eseguirne una identica; il resto lo fece Nelson, che con la Captain ormai ridotta ad un rottame abbordò la San Nicolàs, costringendola rapidamente alla resa, proprio mentre Collingwood vi sospingeva contro a cannonate la più grande San Josef.

L’epilogo è noto come “Nelson’s patent bridge for boarding enemy vessels” (“il ponte brevettato di Nelson per abbordare i vascelli nemici”), perché l’equipaggio della Captain, passando dalla San Nicolàs alla San Josef, con un’impresa senza precedenti si impadronì anche di questa.                           Natural born predator

Delle quattro navi spagnole catturate, due erano state preda di Nelson, mentre l’ammiraglia, la Santisima Trinidad da 130 cannoni, all’epoca la nave più grande mai costruita, e che sembra si fosse inizialmente arresa prima di riuscire a fuggire, era stata gravemente danneggiata.

 

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Le navi catturate da Nelson 1793 - 1801

 

Nelson fu fatto Cavaliere e promosso Contrammiraglio, mentre Jervis fu nominato Conte di St. Vincent e Barone di Meadford, e soprattutto, nel 1801, Primo Lord dell’Ammiragliato, posizione dalla quale ha potuto certamente favorire la carriera dell’uomo che aveva fatto la sua fortuna, e che con la sua consueta arguzia avrebbe definito, in modo certamente appropriato, “a natural born predator”.                         Natural born predator

Nei successivi 8 anni che gli restavano da vivere Nelson ha costruito la sua leggenda di ammiraglio geniale e fortunato, oltre che indisciplinato, di soldato coraggioso fino all’incoscienza, e di splendido arrogante che ignorava qualunque convenzione e qualunque autorità, fatta forse salva quella del re; nel fare tutto questo ha rivoluzionato la tattica e la strategia della guerra sul mare, e ha consolidato la supremazia della Royal Navy in una misura tale che per un secolo in pochissimi hanno avuto il coraggio di affrontarla, e solo se veramente costretti.

 

Ci sono poi state tre grandi battaglie navali a scandire il successivo percorso di Nelson, ognuna con un tocco diverso, e sono tutte storie che meritano di essere raccontate.                              Natural born predator

Nel 1798, rientrato in servizio attivo dopo l’amputazione del braccio destro dovuta ad una ferita riportata nel fallimentare attacco a Santa Cruz de Tenerife dell’anno precedente (aveva anche perso un occhio in Corsica nel 1794, e già molti denti a causa dello scorbuto dovuto alle lunghe permanenze in mare), Nelson fu spedito da Jervis a caccia di Bonaparte, che era riuscito a sfuggire al blocco di Tolone per dirigersi, come si sarebbe appreso in seguito, in Egitto.                             Natural born predator

Nelson, con 14 vascelli, si mise in caccia dei francesi, sospettando che la loro destinazione fosse Alessandria, sospetto confermato dal sacco di Malta da loro effettuato, ma poiché il mare è grande li superò senza vederli e trovò il porto di egiziano vuoto; ripartì verso il Bosforo la mattina stessa del giorno in cui sarebbe arrivato Bonaparte, e questa è stata veramente una delle sliding doors della storia, perché se fosse arrivato un giorno dopo avrebbe potuto sorprendere la flotta francese intenta a scaricare le truppe e le masserizie dalla navi da trasporto, nella più totale impossibilità di difendersi.                                      Natural born predator

 

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     La battaglia del Nilo ad Abukir
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È andata diversamente; dopo aver girato il Mediterraneo a vuoto fino a Siracusa, dove giunse alla fine di luglio, esattamente un mese dopo la sua partenza da Alessandria, e saputo dello sbarco dei francesi in Egitto, Nelson fece immediatamente di nuovo vela verso est, per arrivare davanti alla baia di Abukir la sera del primo giorno d’agosto; la flotta francese era ancorata in linea di fila, da sud est a nord ovest, contando sulla protezione del basso fondale, 8 metri, sul lato verso terra, e considerando di doversi difendere solo dal mare aveva i bordi di sinistra parzialmente disarmati per manutenzioni varie.                                  Natural born predator

 

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   La battaglia del Nilo ad Abukir, seconda fase

 

Sono stati due errori mortali, Nelson ha attaccato all’imbrunire, e non all’alba del giorno dopo come aveva immaginato l’ammiraglio Brueys, col vento praticamente in fil di ruota, sui due lati della linea francese, contando sul fatto che le sue navi, più piccole di quelle nemiche, avessero abbastanza acqua per navigare; i francesi, presi all’ancora fra due fuochi, non hanno avuto scampo, e la mattina del 2 agosto solo due vascelli e due fregate erano riuscite a scappare, con il resto della flotta bruciato, affondato o catturato: quando L’Orient, la nave ammiraglia francese è esplosa, con a bordo il tesoro dei Cavalieri di Malta, il bagliore è stato visto fino a Rosetta, a 30 km di distanza.                            Natural born predator

 

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        La battaglia del Nilo ad Abukir, ultima fase
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Per gli standard dell’epoca, le 4 navi catturate a Capo San Vincenzo erano state un risultato straordinario, ma una flotta di 12 vascelli, più una fregata e un brigantino, per amor di precisione, non erano mai stati distrutti in un colpo solo, e l’impatto della vittoria di Nelson fu enorme; probabilmente c’era l’eco di Abukir in una delle più caustiche e fulminati battute di Jervis, quando disse in Parlamento, dove tra l’altro sedeva come autorevole rappresentante del partito Whig :“Io non dico signori che i francesi non verranno, dico che non arriveranno per mare”.

La “band of brothers” che lui aveva costruito con la Flotta del Mediterraneo, così si chiamavano fra di loro i comandanti dei vascelli, e che aveva poi affidato al “natural born predator”, aveva dimostrato di essere la più micidiale macchina da guerra che avesse mai solcato i mari; non avevano le navi più grandi, non erano le più veloci e non erano le più pesantemente armate, non erano le migliori insomma, Nelson avrebbe sempre invidiato le navi francesi e spagnole, ma erano quelle meglio condotte, con gli equipaggi più addestrati, capaci di manovrare con il doppio della rapidità rispetto agli altri, in grado di sparare tre bordate nel tempo in cui gli avversari ne sparavano due, e avevano una ferocia e una determinazione nel combattimento del tutto sconosciuta in un’epoca in cui le battaglie navali consistevano in alcune brevi scaramucce incastrate fra infiniti tempi morti.

 

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           Trafalgar Square, Londra con al centro la Colonna di Nelson

 

Nelson nello spazio di una notte era diventato l’eroe dell’Europa antifrancese, era un’icona, l’unico che poteva guardare Bonaparte dall’alto in basso, poteva fare tutto quello che voleva, e lo fece.

La prima tappa fu Napoli, dove nel 1799 chiuse nel sangue la storia delle Repubblica Napoletana, dimostrando che forse si dice troppo male del cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria, che oltre ad aver negoziato onorevoli condizioni di resa per i repubblicani, non aveva fatto da zerbino ad una coppia di cialtroni come Ferdinando di Borbone e Maria Carolina d’Austria.                                        Natural born predator

 

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 Lady Emma Hamilton, come una baccante, di George Romney
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La rivoluzione napoletana è stata sostanzialmente una fuga in avanti della miglior borghesia e della più illuminata nobiltà del regno, priva di consenso popolare e rapidamente sconfitta da una incongrua alleanza fra i ceti più poveri e le nobiltà più conservatrice, ma mentre il cardinale che aveva guidato la controrivoluzione sapeva di aver sconfitto la miglior classe dirigente di cui potesse disporre il paese, e certamente non voleva infierire, i due sovrani supportati dagli inglesi non avevano assieme l’intelligenza politica di un leghista ubriaco sul prato di Pontida.

La repressione fu durissima (su circa 8 000 prigionieri, 124 furono mandati a morte, meno 6 alla fine  graziati, 222 condannati all’ergastolo, 322 a pene minori, 288 alla deportazione e 67 all’esilio, e va da sè che le pene non riguardavano la manovalanza della rivoluzione). È probabile che questo sia stata l’inizio della fine per una città che allora era la terza capitale d’Europa dopo Londra e Parigi; la simbolica impiccagione di Francesco Caracciolo al pennone del Foudroyant, decisa autonomamente da Nelson su pressioni di Emma Hamilton, commutando in sentenza capitale la pena carceraria inflitta dal tribunale napoletano, resta una pagina di assoluto disonore nella sua biografia, con la quale ha dimostrato di essere un fanatico non solo in battaglia, ma anche in politica e nella vita privata. Per quel che può valere, e credo valga molto, Nelson aveva combattuto assieme all’ammiraglio Caracciolo pochi anni prima contro i francesi.

Se il grido d’incitamento di Nelson ai suoi marinai nel momento in cui sono saltati sul ponte della San Nicolàs è stato sostanzialmente ridicolo (Westminster Abbey o gloriosa vittoria), l’impiccagione di Caracciolo è una cosa che fa ancora schifo a distanza di due secoli, e il fatto che in quell’occasione sia stato succube di Emma non può che peggiorare le cose.                                       Natural born predator

 

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Napoli, Giugno 1799 - Dopo alcuni giorni il corpo in mare dell'Ammiraglio
Francesco Caracciolo, enfio d'acqua, riemerse proprio sotto il Foudroyant,
nave ammiraglia del Nelson dove era ospite il Re da poco giunto dalla Sicilia
e pare che alla scena assistettero anche Emma Hamilton, amante del Nelson
e il suo compiacente marito, l'ambasciatore inglese William Hamilton.

 

La relazione con Lady Hamilton è stata l’evento peculiare di questo periodo, ed offre l’opportunità di divagare dai fatti alle opinioni. Se da un lato il Nelson quarantenne, avvolto nell’aurea dell’eroe leggendario, ma mutilato, guercio e sdentato, suscita simpatia quando si prende la moglie dell’ambasciatore inglese, imponendo per buona misura e per ipertrofico io un menage a trois alla buona società londinese, che dietro la formale approvazione deve avere schiumato di rabbia, dall’altro risulta difficile riconoscere in questo caso a Nelson la natura del predatore naturale, quanto piuttosto quella della preda.                                    Natural born predator

Emma era un po’ più giovane di lui, era nata poverissima e aveva scalato tutti i gradini della società, passando dal bordello, ben prima dell’attuale maggiore età, agli amanti facoltosi, e infine alla corte partenopea, grazie al matrimonio con l’ambasciatore e studiose inglese, Sir William Hamilton, di 35 anni più vecchio di lei, e grazie soprattutto ad una bellezza pari solo alla spregiudicatezza.                            Natural born predator

Tre cose sono impossibili da perdonare ad Emma, essere diventata, come molti poveri arricchiti, una strenua sostenitrice dei suoi nuovi privilegi e una reazionaria a 24 carati, avere sempre abbandonato tutti i figli che ha avuto dalle sue molte relazioni, e avere accettato di chiamare Horatia la bambina che ha avuto da Nelson.

Il meglio che si può dire dell’ammiraglio, a conclusione di questa divagazione sul gossip, è che al suo posto Sir John sarebbe stato molto più scaltro, e che non si sarebbe fatto dire da nessuno il nome di quelli che dovevano essere appesi al pennone della sua nave.

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             La battaglia di Copenhagen
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La seconda tappa è stata Copenaghen. Nelson vi è stato mandato nel 1801, come secondo dell’irresoluto ammiraglio Sir Hyde Parker, per spiegare bene a danesi e norvegesi quanto potesse essere controproducente un’alleanza con Bonaparte, e dopo una breve trattativa diplomatica subito fallita, si è passati alle vie di fatto.

La città, a cui si accedeva da un dedalo di canali e di bassi fondali, era difesa da una linea di navi ancorate e da una batteria costiera, per cui l’unica soluzione possibile per dirimere la questione era un incontro di braccio di ferro a cannoni roventi; Parker era naturalmente poco propenso, e altrettanto naturalmente Nelson non vedeva l’ora, per cui, al fine di dar seguito agli ordini dell’Ammiragliato, è finita con il comandante in capo che restava di riserva con le navi di maggior pescaggio, in una posizione dalla quale, data la direzione del vento quel giorno non avrebbe neppure potuto intervenire, e il suo secondo che andava all’assalto con il cannone fra i denti.                    Natural born predator

La squadra di Nelson, senza 4 navi che si erano incagliate, col vento in poppa si è infilata fra il banco di sabbia e la linea danese, e man mano che i vascelli davano ancora di fronte ad un avversario, è iniziato il cannoneggiamento; la battaglia è durata più di quattro ore, ed è rimasta a lungo in bilico, al punto che Parker ha issato il segnale di ritirata.

Nelson ha ostentatamente guardato la bandiera a riva della nave di Sir Hyde col cannocchiale posato sull’occhio guercio, e ha intensificato il ritmo delle bordate fino a quando i cannoni danesi non hanno taciuto; dopo la loro resa, la contabilità della battaglia ci racconta di 12 navi catturate, 3 distrutte e quasi 2.000 morti fra i baltici, a fronte di 350 morti e 850 feriti inglesi, e semplici danni alle navi.                           Natural born predator

Sull’asprezza dello scontro fa testo, oltre all’alto numero di morti e feriti, la dichiarazione di Nelson, che per l’unica volta nella vita ha espresso apprezzamento e riconoscimento per il valore del nemico, in luogo del consueto dileggio.

La questione del segnale è rimasta controversa, ma la versione più verosimile è quella di Parker: probabilmente il messaggio autorizzava la ritirata nel caso Nelson l’avesse ritenuta necessaria, e non la disponeva obbligatoriamente; in ogni caso il vice ammiraglio vincitore non ha affondato il colpo su di lui, e si è limitato a criticare privatamente il suo comportamento definendolo indolente per escludere il dolo, una sottigliezza per lui inconsueta.

 

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   La battaglia di Trafalgar, 21 Ottobre 1805
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Alla fine resta Trafalgar, per l’apoteosi finale. La madre di tutte le battaglie navali dell’età moderna nasce dalla decisione di Bonaparte di invadere l’Inghilterra con un esercito di 160.000 uomini, per il quale pensava di utilizzare le flotte bloccate a Tolone e a Brest, oltre alle navi spagnole di nuovo al fianco della Francia.

L’ammiraglio Pierre-Charles Silvestre de Villeneuve riuscì forzare il blocco di Tolone e a dileguarsi; Nelson si lanciò all’inseguimento dirigendosi in Egitto, mentre i francesi in realtà veleggiavano verso le Indie Occidentali, dove poi Nelson si diresse non avendoli trovati nel Mediterraneo; per buona parte del 1805 i due  si sono cercati senza incrociarsi, fino a quando all’alba del 21 0ttobre i 27 vascelli inglesi hanno avvistato al largo di Cadice le 33 navi franco spagnole già disposte in linea di fila.                                      Natural born predator

Nelson sapeva da anni che la linea non consentiva a nessuno di vincere, e aveva schierato le sue navi su due colonne, disposte perpendicolarmente e in favore di vento contro il centro dello schieramento nemico : come al solito la manovra era temeraria, perché fino al momento in cui le navi inglesi non avessero raggiunto quelle di Villeneuve, e in particolare le due ammiraglie in prima fila, sarebbero state esposte al fuoco incrociato, ma una volta penetrate nello schieramento avversario le posizioni si sarebbero ribaltate, e in ogni caso gli inglesi avrebbero sempre avuto a disposizione due bordate contro una.                                 Natural born predator

Funzionò perfettamente, e appena la Victory e la Royal Sovereign di Collingwood tagliarono la linea della flotta franco spagnola seminarono lo scompiglio; la sostanziale bonaccia in cui si svolse la battaglia favorì gli inglesi, impedendo efficaci reazioni da parte delle estremità dello schieramento nemico, che vennero poi progressivamente aggredite e battute.                              Natural born predator

Alla fine gli inglesi affondarono una nave e ne catturarono 18 (quasi tutte poi colate a picco nella tempesta del giorno dopo) senza perderne nessuna, mentre il conto del beccaio ci parla di circa 7.000 morti e feriti spagnoli e francesi, contro i 445 morti e 1.200 feriti inglesi, fra cui Nelson; va detto che nel suo ultimo giorno di vita il più grande eroe del mare che abbia avuto l’Inghilterra, che aveva fama e prestigio per fare quello che voleva, non era neppure ammiraglio, ma solo uno dei tanti vice, e che non solo non aveva rinunciato alle sue pulsioni teatrali da attore da avanspettacolo (il famoso messaggio “l’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere”), ma non aveva neppure fatto a meno di pavoneggiarsi sul ponte della Victory con una quantità di medaglie e mostrine che avrebbero fatto impallidire un generale dell’Armata Rossa dei tempi di Breznev: probabilmente il cecchino che gli ha spezzato la spina dorsale sapeva a chi stava sparando.                                      Natural born predator

Nelson era stato un marinaio normale, un piccolo uomo e un guerriero formidabile, e nel giorno in cui è stato affidato alla storia, sia pur dentro ad una botte di brandy, ha segnato la storia della guerra sul mare, cambiandone per sempre la natura (nessuno si sarebbe più sognato di disporre le navi in linea di fila), e soprattutto regalando al suo paese la supremazia su tutti i mari del mondo: bisognerà aspettare lo Jutland, nel 1916, per vedere di nuovo la Royal Navy costretta ad impegnarsi, senza dimenticare che la mattina di quel 21 ottobre, anche se forse non è stato subito chiaro, il vento ha girato definitivamente in faccia a Bonaparte.

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Londra - Un attivista di Greenpeace monta una finta maschera anti-gas
             alla statua di Nelson a Trafalgar Square.

 

 

Biglietto del 1806 per accedere al funerale di Nelson presso la cattedrale
di S.Paul                   -             cliccare immagine per ingrandire 
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4 comments

  1. Fralive 28 agosto, 2016 at 19:15

    Grazie Kokab per questo articolo, che –oltre a tratteggiare egregiamente la figura di Nelson come stratega e uomo di mare- non risparmia aspetti “oscuri” della sua personalità e della sua storia privata.
    Le tue parole mi hanno stimolato alla ricerca: misterioso (e un po’ inquietante) il suo rapporto con Lady Hamilton (e il di lei marito); deludente (e decisamente spregevole) la decisione che lo rende responsabile (non si sa bene se per accontentare l’amante… la regina, a sua volta amante dell’amante… o chissà chi altri…) dell’uccisione di un uomo del calibro dell’Ammiraglio Caracciolo.
    Unico dubbio (dimmi tu se di poco conto): non si trattava forse di una botte di rum?

    • Kokab 28 agosto, 2016 at 20:49

      le fonti sono molto variegate, c’è persino chi parla di una botte di whisky, che al massimo sulle navi inglesi è salito una bottiglia alla volta, per il capitano; quelle secondo me più affidabii parlano di una botte di brandy o di cognac francese, anche per sottolineare l’aspetto beffardo della cosa. per essere sicuri bisognerebbe fare qualche ricerca nell’archivio dell’ammiragliato.
      quanto alla questione di caracciolo ho già scritto quel che penso, posso solo aggiungere che il lungomare che porta il suo nome è molto più bello di trafalgar square.

  2. Tigra 25 agosto, 2016 at 21:14

    Guardato da questo punto di vista Nelson sembra essere un personaggio veramente singolare, un misto di genialità militare e di banalità personale, che probabilmente non è stato impiccato dopo le sue numerose insubordinazioni perchè ha avuto la fortuna e il talento per vincere sempre.
    Curiosa anche questa cosa, per me inaspettata, che non fosse neppure ammiraglio; ho la sensazione che se pure fosse sopravvissuto a Trafalgar non avrebbe mai fatto la carriera di Jervis, in Parlamento sarebbe sembrato un elefante in una cristalleria…

  3. M.Ludi 23 agosto, 2016 at 20:30

    Di lì a pochi decenni, l’introduzione dei primi motori a vapore e l’abbandono progressivo del legno come materiale da costruzione delle navi, avrebbero portato ad uno stravolgimento delle tecniche di navigazione e, quindi, anche di ingaggio in mare tra flotte nemiche; cionondimeno la fama di invincibilità della marina inglese, in buona parte dovuta alle gesta del personaggio di cui parliamo, continuerà negli anni.

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