le storie

ANDARE – 1- Eratostene

1482_Cosmographia_Germanus

Oggi inizia una storia che avrà molti protagonisti, ma un solo soggetto: la ricerca del confine della terra, e quindi del viaggio che è stato necessario intraprendere per trovare questo confine; sarà pertanto una storia di mare e di marinai, perché alla fine del medioevo l’Europa, che aveva il suo centro nel Mediterraneo, come 3000 anni prima, aveva come confini l’Islanda a nord est, e le Canarie a sud ovest, mentre la strada dell’Asia, del levante e delle spezie, era preclusa dalla dominazione araba. Sarà una storia di esplorazioni, a volte di natura commerciale, e altre volte di natura geografica, ma sempre sarà la storia di un’avventura, intellettuale prima che marinara, perché raggiungere i confini del mondo richiedeva, oltre al coraggio, una grande capacità di immaginazione. Però prima di parlare dei marinai e delle loro storie, bisogna rendere omaggio a due uomini che marinai non furono, ma che per ragioni diverse ebbero grande importanza in questa vicenda, Eratostene di Cirene ed Enrico il Navigatore; del secondo parleremo successivamente. Eratostene, Bibliotecario di Alessandria, era probabilmente un genio; ebbe la sfortuna di essere coevo di Archimede, e quindi, come sarebbe successo a chiunque altro, fece la figura del banale numero due, staccato di molte lunghezze dal primo; come molti intellettuali dell’antichità era portatore di un sapere universale: si occupò di storia, di filosofia, di filologia, di letteratura, di poesia, di astronomia, di matematica e di geografia, e soprattutto calcolò con estrema precisione le dimensioni della terra. L’idea della dimensione esatta della terra, e della sua sfericità, è il presupposto teorico per la sua esplorazione, e questo fa di Eratostene, almeno a mio parere, il padre di tutti i futuri esploratori che avrebbero viaggiato per mare, oltre che, cosa del tutto nota, anche della geografia: la sua carta del mondo è sorprendentemente esatta per l’epoca, almeno per quanto riguarda Europa, Africa e Arabia, come pure la rappresentazione dell’India non è priva di senso. Ciò ci dice che la cultura greca, dal punto di vista scientifico, era incomparabilmente superiore a quella latina, nella quale la matematica fu dimenticata, e a me personalmente consente di immaginare che se Roma avesse perso la seconda guerra punica, come sul campo aveva dimostrato di meritare, avremmo probabilmente avuto un Mediterraneo più ellenistico meno latino, e forse una storia migliore. In ogni caso il sapere scientifico greco andò perduto all’Europa per almeno 1500 anni, sostituito dalla cultura latina prima da quella cristiana poi, e con esso si perse quella capacità di astrazione, propria della matematica e della filosofia ellenica, che consentiva di immaginare la soluzione di problemi che della soluzione sembravano privi, in una parola si perse il più avanzato metodo scientifico che l’uomo avesse prodotto fino a quel momento. Perché se circumnavigare l’Africa era allora tecnicamente possibile, e forse era anche stato fatto dai Fenici, l’idea di circumnavigare il globo era una pura follia, probabilmente coerente con la natura dei greci, che un po’ matti effettivamente lo erano. La storia non si fa mai a posteriori, però i greci avevano dimostrato nei tre secoli precedenti di avere una marcia in più nel far progredire la scienza e la conoscenza, e forse non avrebbero impiegato quasi 2000 anni a trovare i confini del mondo.

Tabula Rogeriana, 1154

Tabula Rogeriana, 1154

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1 comment

  1. Blue 30 novembre, 2014 at 23:56

    L’eterno conflitto fra menti pragmatiche e menti speculative trova una rappresentazione emblematica nella storia del mediterraneo.
    Non possiamo sapere quale connotazione avrebbe avuto (e se sarebbe stata migliore) la nostra civiltà qualora avesse prevalso la cultura ellenistica su quella latina. Certamente diversa. Penso in ogni caso che una cultura in cui il pensiero e l’individuo costituivano il fulcro della società non poteva, inevitabilmente anche se con il rammarico di molti di noi, competere con quella in cui il pragmatismo costituiva la solidissima base del dominio. I greci, e più in generale gli ellenici, erano artisti raffinati, eleganti pensatori, geniali matematici e filosofi. I romani erano ingegneri, costruttori, inesorabili militari. Artefici di importantissime opere pubbliche, organizzatori di stato e di eserciti, codificatori di leggi. La civiltà dovrebbe essere la buona sintesi di queste categorie. Nelle società avanzate la qualità del pensiero e della vita (anche intesa come “habitat” nella sua più vasta accezione…) dell’uomo sono il fondamento per valutarne il grado di civiltà raggiunto.
    Non sempre (quasi mai, se non per lunghe, elaborate e complesse approssimazioni successive) questi intenti vengono realizzati.
    Ovunque ci rivolgiamo non ne troviamo esempi compiuti. Purtroppo.

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