le storie

ANDARE 3: Batolomeu Dias

Alla morte di Enrico le caravelle portoghesi si erano spinte fino alla attuale Sierra Leone, in quel tratto relativamente breve in cui la costa africana inizia ad orientarsi verso sud est, e se anche i portoghesi non lo sapevano, era stato fatto solo un piccolo passo sulla via delle Indie.

Senza Enrico le esplorazioni perdono inerzia, e sviluppano soprattutto i fini commerciali che l’infante aveva coltivato in termini accorti ma non esclusivi: nei 15 anni successivi alla morte di Enrico, sarà Fernaò Gomes, titolare della concessione commerciale per la Guinea (avorio, oro, schiavi), a spingersi fino alle isole di S. Tomè e Principe, coprendo il tratto di costa orientato est / ovest, fino al punto in cui piega di nuovo a sud, e superando per la prima volta l’equatore.
Successivamente, con l’ascesa al trono di Giovanni II°, si torna allo spirito di Enrico, e dal 1481 al 1486 vengono armate le due fondamentali spedizioni di Diogo Cao, che arriveranno fino a 22° di latitudine sud, quasi al tropico del Capricorno, esplorando di passaggio il Congo, e lasciando il Portogallo sconsolato di fronte al fatto che la costa dell’Africa continuava a rimanere ostinatamente orientata verso sud.

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E’ a questo punto che entra in scena Bartolomeu Dias. Di lui si sa che era un marinaio esperto, e che aveva già partecipato ad esplorazioni della costa africana; salpa da Lisbona nell’estate del 1487, con due caravelle ed una piccola barca appoggio, facendo rotta per la foce del Congo, senza scali intermedi, e da qui prosegue lungo la costa africana fino a 27° sud, dove le avverse condizioni meteorologiche e l’istinto del marinaio lo portano a fare la scelta decisiva: abbandona la costa, fa rotta al largo (na volta do mar), a sud ovest, per circa 12 giorni, fino a quando incontra i venti di ponente e può iniziare a navigar verso est. Dopo alcuni giorni, non vedendo la costa africana dove avrebbe dovuto essere, Dias ordina di fare rotta a nord, vedendo ricomparire l’Africa di prua dopo altri 5 giorni, e dopo quasi 70 anni di ricerche, già ad est del suo capo più meridionale.

Dias aveva scoperto, in un colpo solo, l’oggetto del desiderio del suo paese da almeno tre generazioni, che lui chiamerà Cabo Tormentoso, e la rotta migliore per raggiungerlo; era stata fortuna? In parte è possibile, ma non completamente: chi va per mare a vela sa che non sempre la strada più corta è la più rapida, e i portoghesi, pionieri delle navigazioni oceaniche, lo sapevano meglio di tutti; ci sono rotte per andare e rotte per tornare, e il vento non va sempre nella stessa direzione, anche se non si sapeva ancora perché; Dias ha seguito il ritmo del vento, è ha trovato, come altri portoghesi prima di lui, una di quelle “volte do mar” che sarebbero poi state utilizzate per secoli, e ancora oggi per diporto.

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L’esplorazione della costa africana effettuata da Dias arrivò fino all’attuale Port Elizabeth, e quindi, tecnicamente, nell’oceano Indiano, ma non riuscì a proseguire oltre perché i suoi ufficiali ne avevano abbastanza; sulla via del ritorno costeggiò la parte d’Africa che aveva saltato all’andata, e nel dicembre del 1488, 16 mesi dopo la partenza, entrò trionfalmente nel porto di Lisbona, con l’agognata scoperta: la via delle Indie esisteva.
Il re del Portogallo, con scarsa delicatezza nei confronti del suo fedele e valente suddito, cambiò prontamente nome al capo: a conferma del fatto che aveva ragione Dias, quella è una delle zone di mare più burrascose della terra.

 

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diaz

Mappa del mondo, Cantino 1502

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