attualità

Europa o reich monetario?

Quanto è costata all’Europa la campagna di Grecia?
Mentre Wolfgang Schaeuble sorride compiaciuto all’idea di avere dato la meritata lezione al popolo più cicala dell’Unione, e forse valuta con un ghigno di malcelata soddisfazione anche i beni che passeranno presto in mani tedesche, buona parte del resto del mondo si chiede con qualche ragionevole perplessità per quale motivo si debba essere tanto soddisfatti.

 

Certo, la Germania ha ottenuto persino di più di quello che voleva, che forse coincide anche con il suo immediato interesse, o con ciò che i tedeschi ritengono tale, ma che questo corrisponda anche agli interessi dell’Europa resta tutto da dimostrare. Poiché qualche dubbio, non so quanto ragionevole, lo nutro anch’io, provo a fare la contabilità delle voci attive e passive di questa lunga battaglia iniziata, non dimentichiamolo, quando il premier George Papandreou ha annunciato nel 2009 che i bilanci dello stato erano stati truccati per anni.

 

Cominciamo dalle voci attive.

Con ogni probabilità questa volta la Grecia sarà costretta ad imparare la lezione, e dovrà fare quelle riforme che nessuno ha mai neppure accennato: fisco, che è palesemente iniquo, oltre all’evasione endemica valga per tutti l’esempio dell’inserimento in costituzione della non tassabilità degli utili conseguiti all’estero dagli armatori, pensioni, che per come sono strutturate sarebbero insostenibili anche per la Germania, e pubblica amministrazione, elefantiaca e fisiologicamente corrotta.

Fine delle voci attive, vediamo ora quelle passive.

 

1) Il debito greco, che continua ad essere considerato esigibile e trattato come tale, in realtà non lo è, come non lo era nel 2009, quando ammontava fra l’altro ad una percentuale sensibilmente più bassa del Pil: lo sostengono tutti gli economisti del mondo che non lavorano per una banca tedesca, e lo sostiene il FMI, nel cui board notoriamente non siede Varoufakis; la tutela del credito è un fondamentale principio di civiltà giuridica, ma quando un debitore fallisce, come è fallita la Grecia, succede che i creditori perdono i loro soldi, non è la prima e non sarà l’ultima volta che accade.
Fra l’altro, se consideriamo quali e quante responsabilità abbiano i paese creditori nel default greco, i creditori sanno sempre a chi prestano i loro soldi, viene da chiedersi se non ci sia stato fin dall’inizio il retropensiero di creare un “debitore perenne”, per potersi in qualche modo liberare di un ospite sgradito; in ogni caso, se non si crea sviluppo la Grecia sarà sempre una palla al piede dell’Europa, essendo già l’economia più debole del continente, e se resta quel debito non si crea sviluppo, è un circolo vizioso che avrebbe dovuto essere spezzato nel 2009, e oggi viene invece riproposto sostanzialmente nell’identico modo, a quando il quarto “piano di salvataggio”?

 

2) Oggi la Grecia è un paese a sovranità limitata, umiliato come forse non era mai successo a nessuno se non dopo una guerra, oltre che ridotto alla fame; la Germania è invece il paese trionfante, quello che ha imposto le sue regole e le sue decisioni, acquisendo chiaramente una cospicua fetta di sovranità su un’altra nazione. Lo ha fatto, fra l’altro, per principio e per quattro soldi, perché di questo si parla, trattandosi della Grecia in rapporto all’Europa, mettendo a rischio la tenuta dell’euro, perché la Grecia poteva benissimo indicare il dito medio e sbattere la porta, e forse avrebbe pure fatto bene, e la tenuta geopolitica dell’occidente, andando a cercare soldi e risorse a oriente. Questi due paesi fanno parte della stessa comunità, essendo uno il più ricco e l’altro il più povero, e dovrebbero avere una base di regole e diritti comuni, un’idea condivisa del percorso da fare; in politica i simboli contano, ed oggi è sotto gli occhi di tutti che in questa comunità un solo paese conta davvero, più di tutti gli altri messi assieme, il paese più ricco e quello storicamente più colpevole, forse oggi quello politicamente più irresponsabile: non mi sembra una immagine tranquillizzante.

 

3) L’Unione Europea è nata essenzialmente con due finalità, una di carattere squisitamente politico, porre termine a secoli di guerre che hanno insanguinato prima l’Europa e poi il mondo, e una di carattere economico, costruire un soggetto abbastanza forte da poter competere nel mercato globale con avversari che per territorio e popolazione hanno dimensioni continentali. L’unità politica e l’unità economica sono ovviamente fra loro interdipendenti, l’una non può esistere nel tempo senza l’altra, ma poiché la prima, fra nazioni di lingua, tradizioni e cultura diverse può essere un processo secolare, la seconda è stata avviata da sola e in anticipo, attribuendole anche la funzione di volano del progetto. Scusandomi per la banalizzazione, credo di non sbagliare dicendo che le cose nei primi 15 anni non hanno funzionato proprio benissimo, e oggi il progetto dell’Unione gode di ampia impopolarità, osteggiata da nazionalismi radicali, populismi sempre più beceri, povertà diffusa, paura dell’immigrazione e campanilismi culturali. Di fronte a queste difficoltà, tanto grandi da poter determinare un rovinoso fallimento del progetto europeista, al quale non possono di certo essere conquistati tutti i Salvini e i Le Pen d’Europa, servirebbe una leadership politica forte ed autorevole, capace di assumere le decisioni giuste nel giusto momento, e sotto questo profilo, eminentemente politico, la Germania appare del tutto inadeguata. Proviamo a farci qualche domanda: Kohl ha forse chiesto alla DDR di pagare i costi dell’unificazione? E l’Italia potrebbe applicare una “cura greca” alla Sicilia e alla Calabria senza far venir meno le ragioni della coesione sociale e nazionale? E’ vero, l’Unione è ben lontana dall’essere uno Stato, ma se non comincia a comportarsi come tale, e non perde occasione per gonfiare di voti le urne dei populisti, difficilmente lo diventerà.

 

4) Se tracciamo un linea da Dunkerque a Trieste abbiamo la plastica raffigurazione delle due Europe che oggi esistono e si confrontano, essendo l’Inghilterra politicamente collocata sull’altro lato dell’Atlantico: a nord est abbiamo la Germania e una serie di piccoli paesi (bassi, baltici ed ex sovietici) che le vanno a rimorchio; a sud ovest abbiamo Francia, Italia e Spagna, col Portogallo irrilevante e l’Irlanda non pervenuta, non essendo una partita di rugby. Queste due Europe hanno interessi e necessità divergenti, essendo quella a destra sulla cartina più ricca e con i conti in ordine, e quella a sinistra più povera e con i conti in disordine, e soprattutto, alla prima (quella rilevante, non quelli irrilevanti) può bastare il rigore, alla seconda serve lo sviluppo: va da sé che appartengo alla corrente di pensiero che ritiene impossibile creare lo sviluppo dalle politiche di rigore nei paesi in crisi. Si possono mettere assieme queste due realtà? Di certo non senza ostacoli, ma il presupposto è che l’interesse nazionale ceda progressivamente il passo a quello dell’Unione, cosa che succede raramente, e di certo non è successa con la Grecia.

Sorge spontanea una domanda, chi paga e in che misura l’integrazione; la risposta non può che essere che pagano tutti, e la Germania più di tutti, essendo il paese più grande e più ricco, ma non può pesare più di tutti gli altri assieme, non essendo abbastanza grande per numero di abitanti e PIL. La Germania, che forse ha subito l’euro con scarsa convinzione, da quest’orecchio non ci ha mai sentito molto, e si regola palesemente come se dovesse comandare lei, oggi, domani e per sempre, e per farci vedere come si fa, sulla Grecia ha fatto essenzialmente shopping. Ha interesse la Germania a non comprarsi il Partenone ed a contribuire allo sviluppo dell’Europa? Io penso di si, perché la Germania baltica sarà troppo piccola per competere con Cina e America, ma loro sembra che pensino di no, e il palesarsi di questo pensiero, corto e sciocco, rischia di essere la pietra tombale sul progetto europeista, una pietra ben di più pesante di una Grecia qualunque, perché alla Grecia c’è rimedio, alla Germania che si vive come potenza egemone no.

 

Infine una postilla, le classi dirigenti sono come il budino, le devi assaggiare per sapere come sono, e non mi sembra che l’assaggio sia andato bene.

Alexis Tsipras, che aveva garantito di alleviare il peso del debito e delle sofferenze da sopportare, dopo cinque anni di austerità che avevano ridotto allo stremo la maggioranza del popolo greco, si è rivelato palesemente inadeguato e ha giustamente perso ogni credibilità internazionale.
Il ragionier Wolfgang Schaeuble, il vero vincitore della partita, che si confrontava con la statura di Adenauer, Brandt e Kohl, può al massimo ispirare battute sulle sue assonanze col dottor Stranamore, a ciò condannato, più che dalla carrozzina, dalle sue idee bislacche.

Angela Merkel, che pure ha delle indubbie qualità, si è comportata come tutti i politici di oggi, che guardano ai sondaggi e alla rielezione, ma non alla storia, ed esce anche lei ridimensionata.
L’intendenza, Hollande e Renzi, seguirà.

 

Alla fine mi sembra, e lo dico con amarezza, che oltre ad aver spezzato le reni alla Grecia, si siano dimostrate tutte le inadeguatezze di questa Europa incapace di pensare a sé stessa non solo come Nazione, ma neppure come Unione, imbambolata di fronte alle minacce interne, che mi paiono mortali, e incapace di esprimere una leadership all’altezza dei tempi e dei problemi che deve affrontare, una piccola Europa guidata da piccoli politici, destinata ad esaltare i piccoli uomini che la popolano.

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19 comments

  1. Osita 30 settembre, 2015 at 10:06

    Il premier vede come “una priorità assoluta” riportare il nostro paese al palazzo di Vetro. Un passo importante per acquisire rilievo internazionale

    “Vorrei che tutti voi sentiste questa come una priorità assoluta. Questa non è la battaglia di un singolo governo, ma di un intero paese”. Matteo Renzi si è rivolto in maniera perentoria agli ambasciatori italiani in chiusura della loro assemblea, ponendo loro un obiettivo ambizioso quanto complicato: ottenere per l’Italia un seggio non permanente al consiglio di sicurezza dell’Onu.

    L’elezione è prevista per il prossimo anno e riguarderà il biennio 2017-2018. Sono cinque i seggi non permanenti a disposizione (attualmente sono occupati da Angola, Malesia, Nuova Zelanda, Spagna e Venezuela), che si aggiungono ai cinque paesi rappresentati di diritto (Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e a quelli che saranno rinnovati invece a partire dal 2018 (Ciad, Cile, Giordania, Lituania e Nigeria sono gli uscenti). L’Italia ha già occupato quella posizione per sei volte, l’ultima nel 2007-2008.

    Nella corsa per il prossimo biennio, il nostro paese dovrà vedersela con Svezia e Olanda, “paesi – ha spiegato Renzi – che per motivi diversi hanno una propria solidità, ma devono avere anche la consapevolezza di avere a che fare con un grande paese, che vuole tornare a sedere nel palazzo di Vetro nei posti importanti”.

    Ma perché il premier italiano punta a quel seggio? A muoverlo è certamente il desiderio di riportare il nostro paese in una posizione da protagonista nel panorama internazionale, un obiettivo che ha posto sin dall’inizio al centro della propria azione. Ma entrare nel Consiglio di sicurezza significa anche conoscere di prima mano tutti i più importanti dossier internazionali (da questo punto di vista, fa il paio con la nomina di Federica Mogherini a Lady Pesc), poter partecipare alla scrittura delle risoluzioni e acquisire quindi potere negoziale anche con gli altri paesi non rappresentati al palazzo di Vetro.

    La corsa è appena all’inizio e l’obiettivo, se raggiunto, potrà aiutare l’Italia ad aprire una nuova fase nelle relazioni internazionali, con un ruolo da protagonista.

  2. Por Quemada 28 agosto, 2015 at 18:13

    Tsipras era partito per spaccare il mondo, o almeno l’Europa, e alla fine si è piegato ai diktat della Troika.
    A parte la brutta figura, e l’accordo peggiore che ha ottenuto, sembra che neppure la sua sinistra sia all’altezza dei tempi, come in Italia, e credo sia ora di prenderne atto.
    Prima succede e meglio sarà per tutti.
    La Grecia mi sembra comunque una bella fotografia dell’Europa dell’Euro, cioè, una brutta fotografia.

  3. dinamite bla 15 luglio, 2015 at 18:42

    mi sono già espresso in materia, ma ribadisco…
    gli alemanni dimenticano in fretta… 21 anni prima volta (che poi non era manco la prima ma teniamo conto solo dal secolo breve in poi), 60 adesso… uff… ma anche noi… se i saggissimi Winston, Josif e Franklin avevano umilmente seguito l’esempio di Marco Porzio catone (cambiando solo il sale con cemento e cavalli di frisia)… e se pure il divo Giulio (massima mente politica italica, che Dio l’abbia in gloria) concordava… ma chi siamo noi per ridiscuterli?
    Inutile tirarla in lungo, la germania non è una risorsa per l’europa (come pensavano i miopi demolitori di muri) ma un problema… brave persone singolarmente ma incapaci di accettare l’altrui diversità se in massa.
    come noi da ragazzi studiando storia ci stupivamo di un’europa tanto miope da dare la possibilità al primo caporale austroalemannizzato di portarla ad una SECONDA guerra in vent’anni… così i nostri pronipoti si stupiranno di un’europa tanto fessa da aver dato la terza ulteriore possibilità di massacrarci la minchia…
    peraltro visto che tutti insieme, teutoni e gli altri barbari che li compagnano, fanno neanche 150 mln di abitanti non hanno neppure la massa critica necessaria per competere sul mercato globale (basta la sola russia a strizzar loro le palle), la loro è comunque una politica perdente… senza contare che oltre la metà del loro mercato siamo noi… quindi senza di noi van da nessuna parte.
    ma alle colpe barbare vanno aggiunte quelle alleate (torniamo più o meno agli schieramenti IIWW) che se a fine trenta considerarono sacrificabili i sudeti… ora lo fan con la grecia.
    agli americani per ora fotte poco (ma in chiave cuscinetto antirusso un’europa frazionata quanto vale?) e tra franza albione e stivale abbiamo una rappresentanza politica imbarazzante… come ampiamente visto nel we (di quei che c’era…)
    mala tempora currunt… ma quel che è peggio… pessima current
    nel mio piccolo basta Pilsener e Lager se non nostrane e Weiss solo belghe.

  4. Gennaro Olivieri 15 luglio, 2015 at 16:02

    Per una strana coincidenza, in questi stessi giorni, la Germania con i suoi staterelli vassalli va alla conquista della Grecia, assestando una sconfitta epocale alla parte meno virtuosa e meno austera dell’Europa, mentre sullo scenario mediorientale gli USA raggiungono un accordo sul nucleare iraniano proprio con uno dei loro peggiori nemici storici.
    Forse le coincidenze in politica non esistono: ma è abbastanza sorprendente che l’ultima parte del mandato presidenziale di Obama sia caratterizzata dal disimpegno militare all’estero e dalla volontà di dialogo e di apertura a vecchi nemici (Cuba e Iran) per fare fronte comune contro nemici nuovi e aggressivi, mentre la Germania afferma, ormai scopertamente, una voglia di supremazia sul vecchio continente che pensavamo morta e sepolta, e invece era solo in quiescenza da 70 anni.
    Kokab giustamente osserva che gli inflessibili guardiani tedeschi dell’austerità hanno, politicamente, la vista corta. Pensando solo a dare una lezione all’Europa tramite la distruzione dell’economia greca, i tedeschi volutamente ignorano che la Grecia è il Paese più esposto all’immigrazione clandestina dal Sud del Mediterraneo e dal Medio Oriente. Già oggi la Grecia sopporta un’immigrazione superiore a quella che arriva sulle coste italiane. Domani, dopo che l’economia greca sarà implosa, ci saranno ripercussioni sulla stessa tenuta delle istituzioni democratiche, e i greci non avranno più la possibilità, e forse nemmeno l’interesse, di controllare le loro coste per impedire l’arrivo massiccio sia dei disperati che delle milizie dell’Isis. E questa è solo una delle possibili conseguenze sul piano geo-politico.

    • riesenfelder 15 luglio, 2015 at 17:49

      Un’altra cosa che, secondo me, si potrebbe dire è che lunedì mattina, il PPE ha sconfitto, forse in maniera definitiva il PSE e annientato la Sinistra-sinistra.
      Pure le forze “NoEuro” sono uscite distrutte.
      Uno dei partiti di più peso all’interno della famiglia del PSE è la SPD tedesca.Ma ormai è un partito che non arriva al 22-24% con tendenza a calare. Il suo capo Sigmar Gabriel ne ha fatte di tutti i colori, fino al punto di condividere con Scheuble l’idea illegale di fare una Grexit a tempo. Un paio di mesi fa aveva manifestato interesse e simpatia per il movimento Pegida, che per chi non lo sapesse è un movimento antiislamico – si potrebbe dire “salviniano” che ha preso piede in quel di Dresda. Un’altra sua perla è la sua dichiarazione di un mese: ” Non saranno i lavoratori tedeschi e le loro famiglie a pagare il programma elettorale di un governo comunista come quello di Tsipras”.
      Per quanto riguarda Hollande, almeno in Germania, non ha nessun credito. La Merkel non vede l’ora che in Francia ci siano le elezioni politiche per liberarsene. Per ora se lo porta ai summit perchè non ha scelta.
      L’unico che ha ancora un peso è Renzi. E’ molto benvoluto perchè e simpatico e ravviva la compagnia. Gli altri Partiti Socialisti- Socialdemocratici sono alla canna del gas, a cominciare da quello spagnolo. .
      Insomma un quadretto spaventoso. L’unica cosa che ci rimane è sperare che si rendano conto ( quelli del PPE) che tirare troppo la corda può diventare alla lunga controproducente. Sperare non costa.

    • Tigra 15 luglio, 2015 at 19:54

      Forse che il marco, pardon, l’euro, interessa più di ogni possibile dramma umano, dall’immigrazione al terrorismo?
      Forse che si, e forse avremo un’Europa governata da un commercialista di Friburgo.

  5. M.Ludi 15 luglio, 2015 at 15:04

    E’ indubbio che, constatata la difficile confutabilità di buona parte delle tue affermazioni, probabilmente non resta che concentrarsi sul punto 4) e su ciò che ne consegue. Preso atto che è arduo ipotizzare la rinuncia di una indubitabile posizione di privilegio da parte dell’unico vero attore forte (la Germania), sia in relazione all’Europa intera, ma anche a quell’ipotetico blocco “baltico” ricordato nel pregevole blog, non resti che concentrarsi su ciò che Francia, Italia e Spagna possono fare perchè il rapporto si riequilibri e non resti così sfacciatamente favorevole ai teutonici. L’argomento è lungo ma, anche qui, le conclusioni che si possono trarre dalla vicenda, a parte un’attestazione di stima di Tsipras (non si sa quanto sentita), non sono incoraggianti: la Francia fa enorme fatica a rompere quel cordone ombelicale che lo lega alla Germania, ammesso che ci abbia provato, e la sua tentazione di avere, sempre e comunque, le mani libere per sfogare i residui di grandeur ancora presenti nelle menti dei suoi abitanti, le impedisce e impedirà, temo, a lungo, di confrontarsi con quel sud, più a sud di lei stessa, che vede lontano e pericoloso (andare a Ventimiglia per verifica). D’altronde la Spagna si trova in prossimità di una tornata elettorale ove il pragmatismo un pò stantio dei vecchi partiti, dovrà fare i conti con l’onda montante (un pò meno dopo le vicende greche) di Podemos, e forse questo, per lei, non era il momento di assumere una pericolosa iniziativa, ai fini interni, intendo.
    Dulcis in fundo, l’Italia; mentre Renzi scorrazza per l’orbe terracqueo a mostrare la palpebra calante dovuta agli strenui negoziati, presente in spirito anche laddove era visibilmente assente, ha seguito l’italica moda di lasciare che gli altri si scannino tra loro, per vedere se, alla fine, resta qualche briciola per noi. Nella sostanza, la Grecia ha combattuto da sola.

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